CONSIDERAZIONI GENERALI SULLE DINAMICHE DI LAVORO CON I PICCOLI AMICI

A cura di Alessandro Cereda (Allenatore UEFA B, consigliere provinciale AIAC, psicologo -psicoterapeuta in formazione- esperto in valutazione psicologica e training autogeno).

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Gli aspetti psicologici nel lavoro analitico e situazionale

Negli ultimi anni, anche grazie alla rivoluzione dettata dalla comunicazione 2.0, le argomentazioni riguardanti le analisi sugli allenamenti da proporre nei settori giovanili e nelle scuole calcio sono velocemente aumentante, fortunatamente.

Le osservazioni dirette (sul campo) e le conseguenti trascrizioni/pubblicazioni, da parte degli allenatori, di interessanti suggerimenti sui i vari e diversificati allenamenti da svolgere nei campi di gioco, ha permesso l’aumento di “schede” d’allenamento specifiche di quelle categorie che, secondo il mio modestissimo parere, rappresentano lo step più importante nell’evoluzione che porta un bambino a diventare un calciatore: i piccoli amici (5 e 6 anni)

Il pensiero di lavoro, che oggi presento sotto forma d’introduzione al mio percorso d’allenamento annuale, è indirizzato a quei bambini che per la prima volta si approcciano al mondo del calcio. Nello specifico vi presento il mio approccio rivolto ai piccoli amici nelle prime sedute d’allenamento.

È, naturalmente, una metodologia che evidenzia le dinamiche psicologhe caratterizzanti il gioco dei bambini. Nelle mie osservazioni dirette sul campo, negli ultimi dieci anni, ho raccolto dati interessanti che mi permettono di individuare due dinamiche comportamentali che più delle altre vanno “allenate al cambiamento“ nel lavoro con i bambini nel calcio:

1. l’equilibrio tra il gioco egocentrico e la condivisione;

2. muoversi nello spazio in un tempo di gioco. 

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