Psicologia: essere allenatore, un ruolo complesso

A cura della Dott. Marika di Benedetto
In passato l’allenatore faticava ad identificarsi con gli allievi: si ricercava infatti una separazione netta dei ruoli e si riteneva che nella relazione tra allenatore e allievo non potesse esserci spazio per l’amicizia. Oggi, anche se da un lato troviamo ancora allenatori irriducibili, “super partes”, dall’altro sta prendendo sempre più piede la figura dell’allenatore come maestro e compagno non solo di allenamento ma anche di vita.
Scopriamone le funzioni…
L’allenatore è prima di tutto un tecnico sportivo che sviluppa e trasmette conoscenze specifiche e prepara la squadra alla competizione. Deve perciò essere persuasivo, intelligente, conoscitore della materia, flessibile, motivato al raggiungimento degli obiettivi che si prefigge e dotato di alta autostima. Ma è anche un educatore, poiché concorre allo sviluppo della personalità dell’atleta, veicola valori morali come l’onestà, il fair play, la volontà, la civiltà e l’integrità che vanno al di là del singolo risultato sportivo e che sono il fondamento stesso dello sport, si pone come un modello insostituibile per i suoi piccoli calciatori ed è il primo costruttore dello spirito di squadra. E’ responsabile del gruppo, poiché prende la maggior parte delle decisioni relative allo svolgimento delle attività e si assume la responsabilità dei risultati. A lui spetta anche il ruolo di mantenere ordine e disciplina ma anche di garantire il giusto supporto emotivo ai suoi giocatori.
E’ un organizzatore, poiché programma le attività in modo da raggiungere i risultati previsti, pianifica i compiti da svolgere e analizza i risultati raggiunti al termine delle sessioni di allenamento e/o delle partite.
