NELLA VALIGIA DELL’ALLENATORE: “FARE GRUPPO”

A cura di Roberto Alessio

La parola “gruppo” è utilizzata spesso a sproposito, associata a un certo numero di persone abituate, da più o meno tempo, a svolgere una stessa attività o, per quanto riguarda lo sport, a giocare insieme.
Il “gruppo”, per come lo si vuole intendere e per gli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere, è in realtà qualcosa di ben più grande e complesso, che si crea quando un vero e proprio stile di vita e di lavoro accomuna tutte le persone coinvolte. Infatti, come evidenziato da V. Prunelli si può efficacemente e concretamente parlare di gruppo allorché i vari componenti:

• si pongono in una situazione psicologica e operativa in cui l’apporto e il modo di comportarsi del singolo si adattano a quelli di tutti gli altri e li condizionano (reciprocità e interazione); eciprocità e interazione
• fanno riferimento a un modello unitario nato dal contributo di tutti in modo da uniformare i comportamenti ed escludere il perseguimento di scopi solo individuali (integrazione);
• conoscono le modalità e i vincoli e sono consapevoli di appartenervi (appartenenza);
• sommano le forze in vista degli obiettivi comuni, prima ancora che per soddisfare quelli personali (cooperazione e solidarietà); perazione e solidarietà
• apportano contributi e idee originali secondo le possibilità di ognuno (creazione).

Fare gruppo per l’allenatore si rivelerà alquanto complicato – se non addirittura impossibile – laddove egli non cerchi di impostare il proprio lavoro proponendo attività e interventi tendenti a favorire lo sviluppo delle cinque caratteristiche appena evidenziate. Va chiarito subito un possibile equivoco: se non spetta in primisall’allenatore “fare gruppo”, organizzare e proporre uscite collettive, banchetti e bicchierate sociali, è sicuramente necessario che ponga in essere quei comportamenti utili a favorire e sviluppare tali situazioni (far fare gruppo), fungendo, ad esempio, da garante del rispetto delle norme, degli obiettivi e del modo di com- are gruppo)portarsi e, in ogni caso, contribuendo a garantire un clima sereno e costruttivo.

Così, l’allenatore dovrebbe:
• essere il primo a dare l’esempio;
• non creare eccessiva rivalità tra i giocatori, ponendo gli uni contro gli altri;
• non infondere ansia da prestazione o eccessiva rilassatezza;
• accettare le diversità, perdonando gli errori e favorendo, quando richiesto, l’invito degli atleti a trascorrere del tempo insieme al di fuori della seduta di allenamento o della gara.

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